Economia

L’economia del mare in Italia: un valore di 224,9 miliardi di euro nel 2026

di Redazione Luglio 8, 2026 2 min di lettura
L’economia del mare in Italia: un valore di 224,9 miliardi di euro nel 2026

In Breve

Qual è il valore dell'economia del mare in Italia nel 2026?
L'economia del mare in Italia ha raggiunto un valore di 224,9 miliardi di euro nel 2026.
Quante imprese e occupati ci sono nel settore marittimo?
Nel 2026, ci sono 253.599 imprese e 1,13 milioni di occupati nel settore marittimo.
Qual è la crescita dell'occupazione nel settore rispetto all'economia nazionale?
L'occupazione nel settore cresce del 4,2%, quasi triplicando la crescita dell'economia nazionale.

Nel 2026, l’economia del mare in Italia ha raggiunto un valore complessivo di 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL nazionale. Questo dato, emerso dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare, evidenzia un valore aggiunto diretto di 78,9 miliardi di euro e un moltiplicatore di filiera stabile a 1,8.

Rispetto alla rilevazione precedente, il valore aggiunto diretto è aumentato da 76,6 a 78,9 miliardi, mentre il valore attivato complessivo è cresciuto da 216,7 a 224,9 miliardi. Nel 2026, le imprese legate al mare sono 253.599 e gli occupati 1,13 milioni, in aumento rispetto alle 232.841 imprese e agli 1,08 milioni di addetti dell’anno precedente.

I dati aggiornati sulla contabilità Istat di marzo 2026 mostrano un incremento del valore aggiunto complessivo di circa 9,6 miliardi, con un valore aggiunto diretto che segna un +3,8% rispetto al +2,1% dell’economia nazionale, corrispondente a un aumento annuo di circa 2,9 miliardi. L’occupazione nel settore cresce del 4,2%, quasi triplicando la crescita registrata complessivamente nell’economia italiana.

Analizzando la distribuzione territoriale, il Mezzogiorno assorbe la quota maggiore del “sistema mare”, con il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione. Il Centro contribuisce per il 30,2% del valore aggiunto e il 29,7% dell’occupazione, mentre il Nordovest e il Nordest presentano incidenze più contenute, rispettivamente del 18,3% e 17,3% del valore aggiunto.

Le regioni con la maggiore incidenza della blue economy sul sistema territoriale sono: Liguria (14,4%), Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%) e Lazio (6,8%). Tra le province, Trieste si distingue con una incidenza del 21,4%, seguita da Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%) e Venezia (12,3%).

Un aspetto importante riguarda il capitale umano del settore, che mostra una certa resilienza, ma non è immune al mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Infatti, il 65,9% delle imprese “blu” segnala difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, rispetto al 68,4% riscontrato per il totale dell’economia.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha sottolineato che l’economia del mare è diventata una leva di politica industriale, riunendo componenti di manifattura, logistica, turismo e infrastrutture. Giovanni Acampora, presidente di Assonautica e delle camere di commercio di Frosinone e Latina, ha evidenziato come il settore si sia affermato come un sistema economico integrato capace di generare valore per l’intera nazione, grazie anche al contributo del sistema camerale.

Scritto da

Redazione