Opinioni

Su Bonaccini e il diritto all’ignoranza

di Daniele Tonelli Settembre 3, 2026 3 min di lettura
Su Bonaccini e il diritto all’ignoranza

Qualche giorno fa Stefano Bonaccini, presidente del Partito Democratico, ha affermato che chi vota a destra è poco scolarizzato e vive in situazioni di disagio sociale. Insomma: chi vota a destra è un ignorante. I dati statistici lo confermano.

Com’era ampiamente prevedibile, dai banchi della destra sono scattate immediate levate di scudi, proteste e manifestazioni di profonda indignazione. Eppure, a ben vedere, la reazione per la “Giorgia nazionale” somiglia molto a uno scivolone comunicativo. Anziché mostrarsi offesa, la Premier avrebbe potuto cogliere l’affermazione del Presidente come un’inaspettata quanto gradita lusinga. Sarebbe stata l’occasione d’oro per rivendicare un traguardo politico epocale: l’aver finalmente sdoganato e legalizzato un nuovo, decisivo diritto popolare, ovvero il “diritto all’ignoranza”. Un pilastro che appare ormai fondamentale per le democrazie moderne, allineandoci a modelli d’oltreoceano come gli Stati Uniti, dove disinformazione e analfabetismo funzionale sembrano ormai dispensati a piene mani e con orgoglio e forse un po’ di tornaconto personale. Difficile riuscire a raggiungere gli inarrivabili traguardi di Russia e Cina che hanno ormai esperienze decennali in questo campo.

Anziché proporre il referendum sulla separazione delle carriere dei giudici – di cui il 98% degli italiani ignora il vero significato – l’esecutivo avrebbe dovuto promuovere un referendum per inserire in Costituzione questo nuovo e sacrosanto diritto.

Durante la mia sessione mattutina di “origliatore seriale” sulla metropolitana meneghina, un’agiata signora di mezz’età targata ZTL sosteneva che, riguardo ai cambiamenti climatici, lei pretende di rimanere ignorante. Non vuole informarsi, perché tanto “lei non può decidere” (mi sfugge qualche cosa. Hanno soppresso il diritto di voto?)

E cosa dire dei no-vax che non vaccinano nemmeno i figli? Perché imporre la sofferenza di una siringa contro malattie di cui ignorano totalmente l’esistenza? In fondo, difterite, polio e Covid sono sicuramente meno pericolose e producono molti meno danni dei vaccini… o no?

Per non parlare dei terrapiattisti e di quelli – e sono tanti – che giurano sull’esistenza dei rettiliani o di altri alieni infiltrati tra noi. Perché negare loro queste profonde e provate convinzioni che li aiutano a vivere meglio e offrono inesauribili argomenti di conversazione?

Il diritto all’ignoranza tutelerebbe tutti: dai frequentatori dei centri sociali e di CasaPound fino ai maranza, inclusi tutti coloro che ignorano non solo le regole, ma anche l’educazione e il rispetto per il prossimo e per la cosa pubblica.

E mio cugino? Perché negargli il diritto all’ignoranza sanitaria: di non farsi visitare e di evitare persino un banale prelievo del sangue? L’ultimo lo ha fatto durante il servizio militare, 40 anni fa e sta benissimo così. Perché assillarlo con questo accanimento terapeutico? Non è mica una cavia da laboratorio.

D’altronde, anche tra gli elettori della sinistra la situazione non è diversa. Ne conosco almeno una mezza dozzina che ammettono candidamente, un paio con una punta di orgqoglio, di non aver mai letto un libro – a parte forse Moby Dick a otto anni e I promessi sposi alle superiori, convinti che l’autore fosse il Bignami e non il Manzoni. Perché costringerli ad annoiarsi con la lettura? Sancire ufficialmente il diritto all’ignoranza li spingerebbe persino a mettere una croce sul partito dell’attuale premier.

In fondo, anch’io esigo il mio diritto all’ignoranza: il diritto, a 60 anni, di non dover scaricare ogni singola app sul telefono, di non dover pagare tutto con il cellulare, di non guardare le storie su instagram del vicino di casa che pianta i tulipani e di poter continuare a scrivere senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

Perfino un signore tale Socrate (ne ignoro il cognome, ma mi dicono sia famoso) sosteneva la propria ignoranza dicendo “so di non sapere”. Se lo diceva lui, possiamo fidarci.

Scritto da

Daniele Tonelli