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Dipendenti pubblici, se usi OnlyFans rischi il licenziamento: ecco il caso della maestra di Treviso e cosa dice la legge

Pubblicato il: 29/03/2025

L'episodio recente, che ha coinvolto un'insegnante di una scuola materna parrocchiale nella provincia di Treviso, ha aperto un ampio dibattito sul confine tra vita privata e professionale degli educatori. La donna è stata sospesa dal suo ruolo dopo che la scuola ha scoperto il suo profilo su OnlyFans, una piattaforma di contenuti a pagamento spesso associata alla condivisione di materiale per adulti.

Il caso in questione ha sollevato interrogativi complessi riguardo ai diritti individuali degli insegnanti e alla loro responsabilità nel rappresentare un modello morale per gli studenti. Mentre altre professioni sembrano avere maggiore libertà nel gestire la propria immagine online, gli educatori continuano a essere sottoposti a un controllo più rigido. Inoltre, le stesse madri dei bambini seguiti dall’educatrice in questione hanno preso le sue parti, schierandosi in sua difesa: trenta di loro hanno firmato una lettera destinata al parroco di riferimento dell’asilo parrocchiale, nella quale chiedevano che l’educatrice non fosse licenziata, posto che i bambini le vogliono bene.

Per i genitori dei bimbi frequentanti l’asilo, infatti, la maestra è amorevole e attenta, e l’unica cosa rilevante è – e deve essere – il suo modo di comportarsi in aula, non fuori.

Nel contesto della normativa italiana, l’unica norma riferibile agli obblighi di condotta per i dipendenti pubblici è il D.P.R. n. 62/2013, il quale impone loro di tenere comportamenti decorosi che non danneggino l'immagine della Pubblica Amministrazione. Ciò vale anche al di fuori dell'orario lavorativo. Tuttavia, la situazione si complica quando si tratta di piattaforme digitali come OnlyFans, il cui utilizzo può rientrare nell'esercizio della libertà individuale, garantita dall'[[21Cost]].
La causa per cui il legislatore trova difficoltà nell’elaborazione di norme specifiche applicabili a questa fattispecie va rinvenuta nel particolare inquadramento giuridico della piattaforma Onlyfans. Infatti, si dibatte sulla natura dei contenuti ivi presenti e ci si chiede se essi siano semplicemente dei contenuti erotici, oppure se siano associabili alla prostituzione. Ricordiamo che il reato di prostituzione in sé, in Italia, non esiste: ciò che è reato è lo sfruttamento della prostituzione, a seguito della legge Merlin, ossia la n. 75/1958.
In assenza di una normativa specifica al riguardo, la Federazione Italiana Scuole Materne (FISM) di Treviso sta già considerando l'adozione di un proprio codice etico per regolamentare il comportamento dei docenti sui social media, mentre il Ministero dell'Istruzione ha annunciato l'avvio dei lavori per un codice di comportamento più chiaro e aggiornato. Una commissione di giuristi, di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione, sta elaborando un codice di comportamento ufficiale, al cui rispetto sarà obbligato tutto il personale scolastico italiano e che conterrà un capitolo ad hoc per regolare l’uso dei social media da parte dei docenti e del personale ATA.

Il caso di Treviso è solo uno dei vari episodi che coinvolge gli insegnanti e la loro condivisione personale sui social media. Basti pensare a quanto accaduto al docente e scrittore Christian Raimo, che nel 2024 aveva criticato il Ministro Valditara in un post su Facebook a seguito della cui pubblicazione ricevette un provvedimento disciplinare. Altri casi sono quelli relativi all'uso di Whatsapp tra docenti e studenti, che spesso viene considerato “inappropriato”.
In un'epoca in cui la presenza online è parte integrante della vita quotidiana, è fondamentale trovare un equilibrio tra il rispetto della privacy degli insegnanti e il mantenimento di standard professionali adeguati. La soluzione potrebbe essere rappresentata da una formazione più mirata e consapevole sull'uso dei social media per i docenti, insieme a linee guida chiare e condivise che evitino interpretazioni arbitrarie o punitive.
In attesa che il Ministero dell'Istruzione definisca queste linee guida, rimane aperta la discussione su quale sia il giusto bilanciamento tra diritto alla privacy e responsabilità educativa.


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