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Moglie in stato di dipendenza economica, è reato non permettere a tua moglie di lavorare o gestire i soldi: Cassazione

Pubblicato il: 04/04/2025

Molti associano il reato di maltrattamenti in famiglia principalmente alla violenza fisica, ma l'abuso domestico si può manifestare in forme più sottili e altrettanto dannose, come la violenza psicologica, verbale ed economica. In particolare, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12444 del 31 marzo 2025, ha chiarito che il controllo economico da parte del partner, che tiene la moglie in una condizione di dipendenza economica, può costituire reato di maltrattamenti, anche se non ci sono segni di violenza fisica.
Cos'è il reato di maltrattamenti in famiglia?
Il reato di maltrattamenti in famiglia è regolato dall’art. 572 del c.p., il quale punisce chi maltratta un membro della famiglia o convivente, o una persona affidata per motivi educativi, di cura o di vigilanza. Per configurare questo reato, è necessario che:
  • il maltrattamento sia un comportamento abituale, cioè non si tratti di un singolo episodio, a meno che non sia di gravità eccezionale;
  • gli atti causino sofferenza fisica o psicologica, come umiliazioni, vessazioni o privazioni, o mettano la vittima in uno stato di paura o sottomissione;
  • gli abusi avvengano all'interno di un contesto familiare o parafamiliare, ossia in relazioni che riguardano familiari o conviventi.

Comportamenti che rientrano nei maltrattamenti
La giurisprudenza italiana ha esteso il concetto di maltrattamenti a diverse forme di abuso, non solo fisiche, ma anche psicologiche, verbali ed economiche. Tra i comportamenti che possono configurare questo reato, troviamo:
  • violenza psicologica: atti di insulti, denigrazioni, minacce, isolamento e un controllo ossessivo sulla vittima;
  • violenza verbale: l'uso di linguaggio offensivo, degradante e umiliante;
  • violenza sessuale: atti sessuali imposti senza il consenso della vittima;
  • violenza economica: il controllo coercitivo delle risorse finanziarie, che può includere l’impedimento dell’accesso al denaro, il blocco di opportunità lavorative o qualsiasi azione che limiti l’autonomia economica della vittima.

Cos'è la violenza economica?
La violenza economica è una delle forme di abuso più subdole, poiché non lascia segni fisici evidenti, ma può avere effetti devastanti sulla vittima, minando la sua autostima e la sua indipendenza.
La Corte di Cassazione ha ribadito che il controllo economico da parte del marito, come ad esempio impedire alla moglie di lavorare o di accedere a risorse economiche, può costituire reato di maltrattamenti. Queste azioni, che privano la vittima di autonomia economica, infliggono un danno psicologico profondo e creano una condizione di sottomissione.
Cosa significa "abitualità" nel contesto dei maltrattamenti?
Nel contesto dei maltrattamenti, non è necessario che gli atti di violenza siano ripetuti ogni giorno o a intervalli brevi. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene i comportamenti violenti non debbano essere necessariamente continui, devono far parte di un quadro complessivo di abuso, che si configura come un programma criminoso finalizzato a sopraffare e sottomettere la vittima. Anche se tra un episodio violento e l'altro ci possono essere periodi in cui non accade nulla di grave, questi atti fanno comunque parte di un disegno più ampio di controllo psicologico e abuso economico, che è considerato reato.
Cosa succede se la vittima tollera la situazione?
Il fatto che la vittima tolleri la situazione per paura, vergogna o altre ragioni non esclude il reato di maltrattamenti, né attenua la responsabilità del maltrattante. L'articolo 572 del Codice Penale punisce il comportamento del maltrattante, indipendentemente dalla reazione della vittima.
La legge non giudica la vittima per la sua reazione, ma solo l'autore del reato. In questo contesto, la Cassazione ha precisato che lo stato di sottomissione psicologica della vittima non è necessario per configurare il reato di maltrattamenti. Anche se la vittima sembra mantenere una certa autonomia, ma è comunque sottoposta a violenze abituali che le causano sofferenza fisica o psicologica, il reato è comunque configurabile.


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