Pubblicato il: 31/08/2025
Negli ultimi mesi, le dichiarazioni di alcuni esponenti del governo hanno acceso l’attenzione su questo tema. Secondo quanto riportato dal sottosegretario Claudio Durigon, la volontà dell’esecutivo è chiara.
La prima intenzione è bloccare l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile previsto dal 2027. Allo stesso tempo, il governo vuole estendere l’uscita a 64 anni con 25 anni di contributi, utilizzando il TFR a fini di previdenza integrativa, nonché rafforzare le misure dedicate alle donne. In base ad alcune dichiarazioni di esponenti dell’esecutivo, Opzione Donna non verrà cancellata nel 2026: anzi, è previsto un potenziamento della stessa, proprio mentre altre formule (come Quota 103) sembrano destinate a sparire.
La questione è particolarmente rilevante, dal momento che Opzione Donna, negli ultimi anni, è stata oggetto di diversi dibattiti e ha incontrato varie difficoltà, tra cui il numero di beneficiarie che è diminuito sensibilmente.
Ciò è dovuto sicuramente ad un progressivo irrigidimento delle regole, che ha riservato l’accesso a categorie specifiche, tra cui lavoratrici invalide, caregivers, licenziate o impiegate in aziende in crisi. Inizialmente, infatti, potevano accedere a tale strumento le lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 in caso di lavoratrici autonome).
Anche l’età di uscita è cambiata: oggi le lavoratrici vanno in pensione tra i 59 e i 61 anni, a seconda della situazione familiare e della categoria professionale.
Questa contrazione ha reso evidente un punto: la misura, così com’è, rischia di perdere efficacia. Il potenziamento annunciato potrebbe, quindi, tradursi in più direzioni. Alcuni ipotizzano un ritorno ai requisiti originari, senza vincoli, permettendo di nuovo il pensionamento a 58 anni per le dipendenti e a 59 per le autonome. Altri scenari prevedono un allargamento della platea, includendo nuove categorie di lavoratrici o chi svolge mansioni particolarmente gravose.
Più complessa e meno probabile è l’ipotesi di introdurre un sistema misto contributivo-retributivo, con conseguente abbandono del sistema totalmente contributivo. Tale opzione, però, altererebbe la logica originaria della misura.
Per il momento, rimangono solo indicazioni di principio. La legge di Bilancio 2026 sarà la chiave per comprendere in che modo Opzione Donna verrà confermata, ampliata o modificata. Ciò che appare chiaro è che la misura continuerà a rappresentare uno strumento centrale per le pensioni anticipate femminili, con il potenziale di dare maggiore flessibilità e riconoscimento al lavoro delle donne nel mercato del lavoro.
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