In Breve
- Qual è il principale risultato del report di Banca del Fucino sull'IA?
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La Cina sta colmando il gap nell’intelligenza artificiale rispetto agli Stati Uniti, con modelli più economici e una strategia di diffusione su vasta scala.
- Quali rischi corrono le Big Tech statunitensi secondo il report?
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Potrebbero perdere quote di mercato e vedere ridursi la profittabilità degli investimenti in IA a causa della concorrenza cinese.
- Come influenzerà il mercato azionario tecnologico questa dinamica?
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Si prevedono possibili ribassi nei listini azionari tecnologici USA e una crescita delle IPO tecnologiche in Cina e Hong Kong.

ROMA (ITALPRESS) – La Cina sta progressivamente colmando il proprio gap nell’ecosistema IA rispetto agli Stati Uniti. E’ quanto emerge dal nuovo report Fucino Flash dal titolo “IA: La bolla e lo spillo” pubblicato da Banca del Fucino che, dopo uno studio pubblicato a dicembre, torna sull’argomento per verificare gli sviluppi e individuare l’eventuale emergere di nuove macrotendenze.
A quasi quattro anni dal lancio di Chat GPT e a fronte di centinaia di miliardi già spesi in investimenti, all’IA, sono oggi richiesti ritorni concreti in termini di efficienza dei processi aziendali, di produttività e, in ultima analisi, di profittabilità. Secondo lo studio, condotto da Vladimiro Giacchè e Michele Tonoletti, gli elevati costi di sviluppo e addestramento, tuttavia, fanno sì che questo esito sia tutt’altro che scontato, tanto per gli hyperscaler quanto per le aziende che dell’IA intendono servirsi nel proprio business. Il crescente utilizzo di modelli cinesi è la conseguenza di tale dinamica: salvo che per i compiti più complessi, sempre più imprese occidentali sembrano preferire le più economiche IA cinesi per gran parte delle attività, potendo contare su un livello qualitativo comunque elevato.
“E’ uno scenario preoccupante per le grandi compagnie tecnologiche Usa, che rischiano non solo di perdere quote di mercato ma soprattutto di vedere il rendimento prospettico dei propri investimenti ridursi drasticamente – continua l’analisi -. E’ questa, del resto, una dinamica tipica di ogni ciclo di innovazione tecnologica, come avevamo sottolineato nel nostro precedente studio: con il tempo, la concorrenza conduce ad un abbassamento dei costi della nuova tecnologia, che diviene a tutti gli effetti una nuova “condizione di partenza” per tutte le imprese del sistema produttivo considerato. La Cina, come evidente dal programma “AI+” all’interno dell’ultimo Piano Quinquennale 2026-2030, mira esplicitamente a tale esito di diffusione dell’IA su vasta scala e a prezzi contenuti”.
Se il successo di questa strategia dovesse consolidarsi e l’utilizzo dei modelli cinesi diffondersi anche in Paesi terzi e negli stessi Stati Uniti, “le Big Tech statunitensi si troverebbero in difficoltà nel giustificare in termini di profittabilità futura gli investimenti da centinaia di miliardi finora sostenuti”, si legge.
La presenza di uno scenario competitivo più affollato di quello ipotizzabile anche solo un anno fa rende verosimili nuovi ribassi sui listini azionari tecnologici a stelle e strisce. “E’ del pari probabile che gli investitori che intendono continuare a puntare sullo sviluppo dell’IA e delle nuove tecnologie riservino maggiore attenzione alle borse cinesi (Cina continentale e Hong Kong), le quali – concludono gli esperti – vedranno in effetti una crescita delle IPO di imprese tecnologiche e l’affermarsi di attori high tech di standing internazionale”.
– foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).
