La trincea del Sud: quando la logistica si blocca, l’economia reale fa lo stesso
Quello che sta succedendo in Meridione non è solamente legato alla viabilità che si ritrova compromessa o di ordine pubblico; la questione reale è che, nel momento in cui abbiamo una logistica non funzionante, l’economia sente il contraccolpo devastante. Dalla Campania alla Sicilia, passando per la Calabria e la Puglia, si sono creati dei veri e propri blocchi dei tir e i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori che mostrano all’intero Paese quanto sia fragile la catena economica del Meridione.
Il paradosso degli scaffali vuoti e i servizi al collasso
Basta cercare online le immagini degli scaffali all’interno dei supermercati a Cosenza, Isernia o Messina per scoprire quali sono i veri effetti della protesta. Frutta, verdura e latte fresco non raggiungono le destinazioni prefissate, mentre la filiera agroalimentare subisce il colpo di grazia tramite una stretta tra il caro-carburante e i margini operativi reali. Il fermo dei mezzi pesanti, però, trascina con sé anche i servizi essenziali: un esempio principale è il caso del Messinese, dove la raccolta porta a porta dei rifiuti è stata sospesa del tutto in 15 comuni a causa dell’impossibilità di garantire la normale circolazione e l’uso dei mezzi di servizio.
Ischia e Procida: la realtà dell’isolamento forzato
Il punto più critico di questa crisi si sposta inevitabilmente sul mare. Infatti, sulle isole di Ischia e Procida lo spettro dell’emergenza è una realtà concreta. Per colpa dei blocchi dei camion cisterna all’interno dei depositi della terraferma – impossibilitati a caricare altro carburante dalle raffinerie – le scorte per poter dare energia ai traghetti e i beni di prima necessità rischiano davvero l’esaurimento totale nelle prossime ore. Di conseguenza, la compagnia Caremar ha inviato una richiesta assai urgente per poter sbloccare questa situazione di panico totale, peggiorata ancora di più dalle code create dagli automobilisti ai distributori di benzina. Mentre si ha un progressivo svuotamento dei negozi che mostrano la conseguenza del blocco stradale che li porta ad essere sempre più in difficoltà da ogni punto di vista, che sia economico, sociale o della vita di tutti i giorni.
La risposta dello Stato: fondi d’urgenza oppure un fuoco di paglia?
Davanti a un’economia meridionale vicinissima al collasso, la politica ha dovuto cercare di muoversi più velocemente per trovare delle contromisure. Mentre a Roma e al tavolo di Milano il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha cercato di trovare una soluzione per provare a disinnescare la situazione mettendo a disposizione circa 480 milioni di euro per coprire le domande arretrate e promettendo nuove risorse, rimane la domanda principale. Basteranno i crediti d’imposta e questi continui interventi tampone per spegnere la frustrazione di una classe allo stremo, o il Sud si avvia verso una stagione di concreta frizione tra le esigenze dello Stato e la disperazione produttiva?
