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Censimento dei nidi di Caretta caretta in Italia: un calo preoccupante

di Redazione Agosto 7, 2026 2 min di lettura
Censimento dei nidi di Caretta caretta in Italia: un calo preoccupante

In Breve

Quanti nidi di Caretta caretta sono stati censiti in Italia nel 2026?
Circa 280 nidi.
Qual è la causa principale del calo dei nidi?
Le femmine non depongono ogni anno e necessitano di un periodo di recupero.
Quali regioni italiane hanno il maggior numero di nidi?
La Sicilia, seguita da Calabria, Puglia e Campania.

Nella prima settimana di agosto 2026, sono stati censiti circa 280 nidi di tartaruga marina Caretta caretta lungo le coste italiane. Questo numero rappresenta un rallentamento significativo rispetto alle stagioni recenti, in cui si erano registrati oltre 700 nidi nel 2025. La diminuzione è attribuibile a dinamiche naturali della specie: le femmine non depongono uova ogni anno e necessitano di un periodo di recupero di due o tre anni dopo una stagione riproduttiva.

I dati raccolti mostrano una flessione rispetto agli anni precedenti: nel 2021 erano stati registrati 189 nidi, nel 2022 solo 96, nel 2023 326, e nel 2024 486. L’anno scorso, il numero era salito a oltre 600 nidi. Negli ultimi dieci anni, l’Italia è diventata una delle principali aree di nidificazione del Mediterraneo occidentale, con un’espansione senza precedenti dell’areale riproduttivo della Caretta caretta, fenomeno favorito dal riscaldamento delle acque e dall’aumento della popolazione mediterranea di tartarughe marine.

La distribuzione regionale dei nidi evidenzia la Sicilia come la regione con il maggior numero di nidi, circa 129, seguita da Calabria (50), Puglia (38) e Campania (37). Sono stati segnalati anche 9 nidi nel Lazio, 7 in Toscana, 5 in Sardegna, 4 in Basilicata e 1 in Abruzzo. Tuttavia, per alcune regioni, in particolare Calabria e Puglia, i dati sono provvisori poiché non tutte le reti di monitoraggio comunicano le informazioni prima della chiusura della stagione.

I numeri complessivi derivano dall’incrocio dei dati raccolti dai progetti europei Life Turtlenest e Life Adapts, dalle reti regionali e locali e dalle informazioni disponibili in rete. Ricercatori coinvolti nel monitoraggio hanno osservato analoghi cali in Spagna, Francia e in molte aree storiche di nidificazione del Mediterraneo orientale, suggerendo fluttuazioni cicliche su scala mediterranea.

Le pressioni antropiche sugli arenili rappresentano una criticità significativa. La pulizia meccanica delle spiagge è considerata dannosa e, secondo la normativa comunitaria e nazionale, è vietata poiché può deteriorare o distruggere i siti di riproduzione delle specie animali. Segnalazioni recenti documentano violazioni su numerosi litorali, sia dentro che fuori le aree protette.

L’inquinamento luminoso è un’altra minaccia significativa per le tartarughe. Le femmine depongono di notte e prediligono spiagge buie; le luci artificiali possono ostacolare la deposizione o orientare in modo errato i neonati al momento della schiusa, con conseguenze fatali. In risposta a questi rischi, sono in corso interventi pilota e strumenti operativi. Tra questi, è previsto l’avvio di un impianto di illuminazione pubblica ‘turtle friendly’ a Marina di Ascea, con lampioni schermati, a spettro caldo e orientati verso il basso per ridurre la dispersione luminosa verso l’arenile durante il periodo riproduttivo. Inoltre, sono state elaborate linee guida per la riduzione dell’inquinamento luminoso rivolte a Comuni, gestori di stabilimenti balneari e operatori turistici.

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