Vai al contenuto
Economia · Imprese · Mercati
Finanza

Phishing: la Corte Ue stabilisce il rimborso immediato anche in caso di negligenza del cliente

di Redazione Ottobre 21, 2026 2 min di lettura
Phishing: la Corte Ue stabilisce il rimborso immediato anche in caso di negligenza del cliente

In Breve

Cosa stabilisce la sentenza della Corte Ue sul rimborso in caso di phishing?
La Corte stabilisce che le banche devono rimborsare immediatamente le somme sottratte anche in caso di negligenza del cliente.
Qual è il termine per il rimborso delle somme sottratte?
Il rimborso deve essere effettuato entro la fine del giorno lavorativo successivo alla segnalazione.
Cosa fare in caso di operazione sospetta?
Contattare immediatamente la banca, bloccare gli strumenti compromessi e conservare prove.

Il 15 ottobre 2026, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso una sentenza significativa riguardante il rimborso delle somme sottratte a seguito di operazioni di pagamento non autorizzate. Nella causa C-70/25, i giudici hanno stabilito che le banche sono obbligate a rimborsare immediatamente l’importo sottratto, anche nel caso in cui si ritenga che il cliente abbia agito con grave negligenza.

Secondo la sentenza, il rimborso deve essere effettuato senza indugi e, al più tardi, entro la fine del giorno lavorativo successivo a quello in cui la banca è stata informata dell’operazione non autorizzata. Tuttavia, esiste un’eccezione per i casi in cui ci siano sospetti di frode commessa dal cliente.

Il caso che ha portato a questa pronuncia coinvolge una correntista che, dopo aver cliccato su un link fraudolento durante la vendita di un oggetto online, ha inserito le proprie credenziali di home banking, subendo un trasferimento di circa 700 euro. La cliente ha segnalato l’operazione il giorno successivo, ma la banca ha rifiutato la richiesta di rimborso, sostenendo una presunta mancata protezione dei dati.

La Corte ha chiarito che l’accertamento della responsabilità del cliente è una fase successiva e non può giustificare il trattenimento preventivo delle somme. Se la banca sospetta dolo o colpa grave, dovrà dimostrarlo per tentare di recuperare l’importo.

Inoltre, la decisione distingue tra i pagamenti effettuati dal truffatore senza autorizzazione del titolare e quelli disposti direttamente dalla vittima, per i quali le tutele possono variare a seconda delle circostanze.

In caso di operazione sospetta, è fondamentale contattare immediatamente la banca attraverso i canali ufficiali, richiedere il blocco degli strumenti compromessi e contestare per iscritto l’operazione. È consigliabile conservare prove come messaggi, screenshot e dati dei movimenti bancari, e presentare denuncia alle autorità competenti.

Se la banca rifiuta il rimborso, il cliente ha la possibilità di presentare un reclamo formale e, in mancanza di un esito soddisfacente, rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario o intraprendere vie legali. Questa pronuncia della Corte Ue rafforza la protezione dei consumatori contro il phishing, stabilendo che il rimborso iniziale non può essere subordinato a un accertamento preventivo della colpa grave.

Scritto da

Redazione