Economia

El Niño: Rischi per l’Agricoltura e Prezzi Alimentari in Aumento

di Redazione Settembre 30, 2026 2 min di lettura
El Niño: Rischi per l’Agricoltura e Prezzi Alimentari in Aumento

In Breve

Qual è la probabilità di un El Niño intenso secondo l'Ocse?
L'Ocse stima una probabilità del 95% di un El Niño molto intenso entro la fine dell'anno.
Quali aree sono più esposte ai rischi di El Niño?
Le aree più vulnerabili includono l'Africa meridionale, il Sud-est asiatico e l'America Centrale.
Quali sono le conseguenze attese per l'agricoltura?
Il fenomeno potrebbe danneggiare le coltivazioni e provocare un aumento dei prezzi alimentari.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) ha recentemente rilasciato un rapporto allarmante, prevedendo una probabilità del 95% che un episodio di El Niño particolarmente intenso si verifichi entro la fine dell’anno. Le aree più vulnerabili a questo fenomeno includono l’Africa meridionale, il Sud-est asiatico e l’America Centrale.

Questo intensificarsi del fenomeno climatico potrebbe avere effetti devastanti sulle coltivazioni, aggravando una situazione già critica caratterizzata da prezzi alimentari elevati e condizioni climatiche avverse. Durante la presentazione dell’Interim Economic Outlook, il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, insieme al capo economista Stefano Scarpetta, ha messo in evidenza i rischi associati a un eventuale raggiungimento di livelli eccezionali di El Niño, avvertendo che le conseguenze sulla produzione agricola potrebbero essere amplificate.

Un deterioramento delle condizioni per l’agricoltura potrebbe ridurre la disponibilità di materie prime agricole, con ripercussioni sui mercati internazionali. Le famiglie più vulnerabili e i Paesi a basso reddito sarebbero i più colpiti, rendendo necessaria una maggiore cooperazione internazionale per affrontare le difficoltà di accesso al cibo.

Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le temperature estive eccezionalmente alte nell’emisfero settentrionale hanno già contribuito all’aumento dei costi alimentari. I contratti a termine sui prodotti alimentari mostrano segni di rialzo, suggerendo una crescente instabilità nel settore. Anche il comparto della ristorazione sta affrontando sfide significative: a Fiumicino, lo chef Gianfranco Pascucci ha segnalato le difficoltà di pescatori e ristoratori, dovute all’aumento delle temperature marine che favoriscono specie invasive e alterano la reperibilità delle catture, con impatti diretti su prezzi e qualità degli ingredienti.

In un contesto globale, il Climate Impact Lab dell’Università di Chicago stima che circa 451.000 decessi aggiuntivi potrebbero essere attribuiti all’aumento delle giornate di caldo estremo, collegato al Super El Niño previsto tra ottobre 2026 e febbraio 2027. L’Italia è indicata al 49° posto nella classifica globale, con una previsione di 780 decessi aggiuntivi.

Il rapporto prevede che, durante il fenomeno iniziato a giugno e destinato a protrarsi fino alla primavera, le temperature medie supereranno i 1,2 gradi, con un aumento del 44% delle giornate di caldo estremo rispetto a un anno normale. Le proiezioni regionali indicano circa 66.800 decessi in eccesso nel Sahel nei sei mesi successivi rispetto alla media 1996-2025, con stime significative anche per Sudan, Niger e Ciad. Nel Sud-est asiatico, si prevedono circa 19.400 vittime in Filippine, Vietnam, Thailandia e Cambogia, e 19.300 in Indonesia.

Le stime per India e Brasile indicano rispettivamente 15.800 e 13.300 decessi aggiuntivi. Se l’aumento delle temperature dovesse continuare fino a giugno-luglio, il bilancio potrebbe peggiorare ulteriormente. Le proiezioni sulla mortalità a breve termine evidenziano la necessità di interventi immediati per ridurre il numero di vite perdute e limitare gli effetti futuri del cambiamento climatico.

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